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A proposito dell'intervento di Giovanni Paolo II di mercoledì 11 dicembre 2002.


domenica 15 dicembre 2002

Geremia e il lamento del popolo.
L'Udienza Generale di Giovanni Paolo II di mercoledì scorso, ha conquistato le prime pagine dei giornali per l'intensità del suo messaggio.
Il Papa si riferisce alle parole del libro di Geremia, e le accomuna alla situazione tragicamente attuale in tante regioni del nostro pianeta, agli eventi della guerra e della carestia.
«Se esco in aperta campagna, ecco i trafitti di spada; se percorro la città, ecco gli orrori della fame»
Spesso le parole di Geremia sono segnate dal dolore e dalle lacrime, perché Israele non si lascia coinvolgere nel messaggio misterioso che la sofferenza porta con sé.
«Se voi non ascolterete, io piangerò in segreto dinanzi alla vostra superbia»
Geremia, come le guide spirituali di oggi, si aggira per il paese e non sa cosa fare.
Nella parte seguente del Cantico, Geremia si rivolge a Dio in nome di tutto il popolo.
«Perché ci hai colpito, e non c’è rimedio per noi?»
Queste le parole del Papa: "Oltre alla spada e alla fame, c’è, infatti, una tragedia maggiore, quella del silenzio di Dio, che non si rivela più e sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dell’agire dell’umanità.
(..) Ormai ci si sente soli e abbandonati, privi di pace, di salvezza, di speranza.
(..) Non è forse questa solitudine esistenziale la sorgente profonda di tanta insoddisfazione, che cogliamo anche ai giorni nostri? Tanta insicurezza e tante reazioni sconsiderate hanno la loro origine nell’aver abbandonato Dio, roccia di salvezza".

Esiste però la possibilità di ritornare alla benevolenza di Dio e ritrovare la serenità perduta.
«Riconosciamo, Signore, la nostra iniquità… abbiamo peccato contro di te»
Il silenzio di Dio era provocato dal rifiuto dell’uomo. Dio è sempre pronto ad abbracciarci di nuovo, basta cercarlo e andargli incontro.  [11:18 AM]




Copyright 2002-2010 Marcello Bramante
ISSN 1721-9833