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Il poeta del colore

foto del pittore Enrico Paulucci"Un poeta del colore" è la definizione che Mirella Bandini diede di Paulucci in occasione di una mostra tenutasi a Torino nel Palazzo Bricherasio.

In tutti gli anni della sua produzione artistica, dal 1928 al 1999, Paulucci mostra nelle sue opere la bellezza della quotidianità, di cui rimase entusiasta fino al termine dei suoi giorni.
Il colore è la materia in cui si concretizzano la sua meraviglia per il mondo, il suo ottimismo e la sua "proposta di felicità".

La sua scelta stilistica è uno dei più grandi omaggi alla modernità; nel clima di ritorno al classicismo, nei primi anni della sua attività, sceglie la sensibilità cromatica dei pittori francesi, "l'estasi visiva attuata mediante colori puri da ogni elemento chiaroscurale".

Italo Calvino ha avvicinato la pittura di Paulucci a quella di Matisse e di Dufy, per una "misura di vita" che si definisce attraverso il contrario del male di vivere.

Ho conosciuto Paulucci quando aveva 96 anni, me lo presentò un amico gallerista. Quel giorno tornava da una gita nelle campagne piemontesi; aveva subito l'amputazione di una gamba e quindi per spostarsi aveva bisogno di essere accompagnato. Non riusciva a concentrarsi sulle presentazioni, era stanco e continuava a parlare della campagna, con un filo di voce: "Ah i papaveri, che meraviglia!"

Ecco una vera "proposta di felicità", valida oggi come in passato: riuscire a meravigliarsi di quello che ci circonda, apprezzare ciò che è a portata di mano. Paulucci è riuscito a dirlo nei suoi quadri, e la gioia che proviamo nell'osservarli, è la meraviglia provata un giorno da un signore colto e raffinato.

Ritratto di Paulucci eseguito da Francesco Menzio
Francesco Menzio, Ritratto del pittore Paulucci, 1928
olio su cartone, cm 55 x 46, collezione privata, Torino


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Copyright 2002-2010 Marcello Bramante
ISSN 1721-9833